Biografie






Giovanni Paisiello 
(Taranto 1740 - Napoli 1816)

Compositore italiano. Destinato dal padre agli studi di giurisprudenza, si fece notare ancora bambino per le sue doti musicali. Terminati gli studi presso il Conservatorio di Sant’Onofrio di Napoli nel 1763, lasciò la musica sacra per l’opera buffa, scrivendo nel 1764 "Il ciarlone" per il principe Colubrano di Bologna. L' anno seguente lasciò Bologna per Modena dove scrisse "Madama l'umorista" (1765) e dove venne rappresentata per il carnevale 1771 l’opera "Demetrio". Tornato a Napoli, si inserì prepotentemente tra i grandi del momento, quali Nicolò Piccinni e Domenico Cimarosa, con le opere L’Idolo cinese (1767), Don Chisciotte della Mancia (1769), La Frascatana (1774). Una più autonoma vena mordace rivelò nel Socrate immaginario (1775) sull’arguto libretto degli abati Lorenzi e Galliani; la stessa vena che, pur nello ossequio dei canoni armonici e melodici tradizionali, spinse Paisiello a servirsi di un piccante testo di Beaumarchais per un’opera (Il Barbiere di Siviglia ovvero La Precauzione inutile, 1782) la cui fama fu in seguito oscurata solo a fatica dal capolavoro rossiniano. Come tutti i musicisti della scuola napoletana, Paisiello viaggiò molto, portando l’opera italiana settecentesca nelle varie corti europee. Nel 1776, su invito di Caterina di Russia, lasciò Napoli per stabilirsi a Pietroburgo, dove rimase otto anni. Nel 1781 scrisse "La Serva padrona" sullo stesso libretto di cui, cinquanta anni prima, si era valso Pergolesi.Ancora al periodo russo appartengono le opere Achille in Sciro (1778) e Alcide al bivio (1780) su libretti di Metastasio, nonchè numerosi Concerti per cembalo e orchestra. Prima di tornare in Italia soggiornò a Varsavia ed a Vienna (1784) dove incontrò anche Mozart. Per l’Imperatore Giuseppe II scrisse l’opera comica "Re Teodoro in Venezia" (1784), su soggetto dell’abate Casti, e il gruppo delle 12 Sinfonie concertanti. Rientrato a Napoli fu nominato maestro di cappella di Ferdinando IV. Nel 1788 fu rappresentata La Bella Molinara (di cui si conoscono altri titoli come L’Amor contrastato) e un anno dopo, La Nina, o sia La Pazza per amore, opere fra le più garbate di Paisiello, ultimi documenti d’una civile, pur se frivola, misura settecentesca. Durante la rivoluzione napoletana del 1799 non seguì i Borboni costretti a riparare in Sicilia, ma simpatizzò con i repubblicani pur continuando a svolgere le sue mansioni di maestro di cappella. Nel 1802 fu invitato con ogni onore da Napoleone a Parigi dove però la Proserpine (1803) non ebbe molto successo. Le simpatie per i Bonaparte lo fecero cadere in disgrazia dei Borboni, che, quando furono restaurati nel Regno di Napoli, lo punirono cin la parziale perdita delle sue cariche. Fino al 1813 ricoprì la mansione di direttore del Collegio reale di Musica. Scomparsa la moglie nel 1815 Paisiello trascorse il suo ultimo anno di vita in triste solitudine. Compositore fecondissimo, lasciò non meno di cento opere, musica sinfonica e da camera largamente rivalutata in tempi moderni, nonchè l’opera didattica Regole per bene accompagnare il partimento o sia il Basso fondamentale sopra il cembalo (1782).



http://www.sanleucionline.it/personaggi/paisiello.htm

http://www.klassiekemuziekgids.net/componisten/paisiello.htm

http://www.turchini.it/paisiello.htm

 
 

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